Di cosa parliamo
Il termine “jailbreak” letteralmente significa “evasione”, ed è un’operazione che permette di “liberare” uno smartphone (Apple, in primis) dalle limitazioni imposte dal produttore.
Attraverso il jailbreak, gli utenti di iPhone possono rimuovere le restrizioni imposte dalla casa madre e installare applicazioni, estensioni e temi che non sono disponibili attraverso l’spp store ufficiale di Apple.
In questo articolo approfondiremo la questione, con pro e contro e un particolare occhio al tema della sicurezza.
Perché fare il jailbreak?
Le ragioni per cui un utente potrebbe voler eseguire il jailbreak sono molteplici:
- Installare applicazioni non presenti negli store ufficiali: esistono una miriade di app non ufficiali che offrono funzionalità avanzate o alternative a quelle disponibili ufficialmente.
- Personalizzare il dispositivo: con il jailbreak si possono modificare temi, icone, suoni e animazioni, rendendo il proprio smartphone unico e personale.
- Ottenere maggiore controllo sul sistema: il jailbreak permette di accedere a file di sistema e modificarne le impostazioni, per ottimizzare le prestazioni o sbloccare funzionalità nascoste.
Il jailbreak per iPhone
Il jailbreak su iPhone è forse il più conosciuto tra gli utenti. Questa operazione rimuove le restrizioni imposte da iOS, permettendo l’installazione di software e applicazioni non approvati da Apple.
Anche se può sembrare allettante per chi desidera sfruttare al massimo le potenzialità del proprio dispositivo, il jailbreak su iPhone comporta rischi significativi per la sicurezza, come esposizione a malware, installazione di applicazioni spia, problemi di stabilità e perdita della garanzia.
Il processo di jailbreak su iPhone varia in base alla versione del sistema operativo iOS e al tool utilizzato per effettuare il jailbreak. Vediamo alcuni passaggi chiave:
- Backup del dispositivo: prima di procedere, è importante effettuare un backup completo del dispositivo utilizzando iTunes o iCloud.
- Aggiornamento o downgrade del sistema operativo: alcuni strumenti di jailbreak richiedono una versione specifica di iOS. Potrebbe essere necessario aggiornare o fare il downgrade del sistema operativo del tuo dispositivo.
- Disabilitazione di “Trova il Mio iPhone” e del “Codice di Accesso”: è necessario disabilitare la funzione “Trova il Mio iPhone” e rimuovere il codice di accesso o il Touch ID/Face ID dal dispositivo, poiché possono interferire con il processo di sblocco.
- Download e installazione dello strumento di jailbreak: scarica lo strumento di jailbreak compatibile con la versione di iOS del tuo dispositivo. Esistono diversi strumenti disponibili online, come unc0ver, Checkra1n o Chimera, a seconda della versione di iOS e del modello di iPhone.
- Esecuzione del software: con il dispositivo connesso al computer, apri lo strumento di jailbreak scaricato e segui le istruzioni specifiche fornite dall’applicazione per avviare il processo di jailbreak. Potrebbe essere necessario attivare sul dispositivo la modalità DFU (Device Firmware Update).
- Installazione di Cydia o un altro app store alternativo: una volta completata la procedura, potrai installare Cydia, uno dei più importanti app store alternativi, che consente l’accesso a una vasta gamma di applicazioni, tweak e pacchetti non disponibili sull’App Store ufficiale.
- Riattivazione di sicurezza e privacy: terminata la procedura, puoi riattivare “Trova il Mio iPhone” e reimpostare il codice di accesso o il Touch ID/Face ID per mantenere protetto il tuo dispositivo.
Il jailbreak su Android
Sul lato Android, il processo analogo al jailbreak è conosciuto come “rooting”.
Il rooting permette agli utenti di Android di ottenere l’accesso root al sistema operativo, offrendo la possibilità di modificare il software del dispositivo a livelli molto profondi.
Come il jailbreak su iPhone, anche il rooting espone a rischi di sicurezza simili, inclusa la vulnerabilità a software dannoso e potenziali problemi di stabilità.
Tuttavia, il rooting può anche offrire vantaggi significativi in termini di personalizzazione e controllo dell’esperienza utente.
Ecco come eseguire il rooting:
- Backup dei dati: prima di iniziare, è importante effettuare un backup completo dei dati del dispositivo per prevenire la perdita di informazioni importanti in caso di problemi.
- Sblocco del bootloader: il bootloader è il software che inizializza l’hardware e permette di caricare il sistema operativo. Molti dispositivi Android hanno il bootloader bloccato. Lo sblocco del bootloader è spesso il primo passo nel processo di rooting. Questo passaggio può variare a seconda del dispositivo e del produttore, e spesso comporta la visita del sito web del produttore per ottenere le istruzioni o il codice necessario per lo sblocco.
- Installazione di una recovery modificata: dopo aver sbloccato il bootloader, il passo successivo è installare una recovery modificata come TWRP (Team Win Recovery Project). Questo software sostituisce il sistema di ripristino predefinito del dispositivo e offre maggiori funzionalità, inclusa la capacità di installare il root.
- Installazione di SuperSU o Magisk: con una recovery modificata installata, puoi procedere all’installazione di SuperSU o Magisk, che sono applicazioni che gestiscono i permessi di root sul dispositivo. Questo si fa solitamente scaricando il file ZIP di SuperSU o Magisk e installandolo tramite la recovery modificata.
- Verifica dei permessi di root: dopo aver installato SuperSU o Magisk, riavvia il dispositivo. Puoi poi verificare se il rooting è stato eseguito con successo installando un’app come “Root Checker” dal Google Play Store.
Il jailbreak è illegale?
La legalità del jailbreaking dipende dal contesto geografico e dall’uso specifico del dispositivo.
Negli Stati Uniti, il jailbreak è legale da quando è stato approvato il Digital Millennium Copyright Act (DMCA) nel 2010. La legge riconosce agli utenti il diritto di effettuare il root access sui propri telefoni, seppure con alcune limitazioni.
In generale, in molti paesi (Italia compresa), il jailbreaking in sé non è legalmente perseguito. Tuttavia, è illegale scaricare e usare, tramite jailbreaking, software pirata o servizi che violano diritti d’autore o altri diritti di proprietà intellettuale.
Stesso discorso vale per il rooting dei device Android.
Sicurezza e jailbreak: quali sono i rischi?
Il jailbreak (e il rooting) possono sembrare allettanti per coloro che desiderano personalizzare al massimo il proprio dispositivo. Tuttavia, queste operazioni presentano gravi rischi per la sicurezza.
- Vulnerabilità: il dispositivo viene esposto a potenziali vulnerabilità. Rimuovendo le restrizioni di sicurezza standard, si apre la possibilità che software malevolo possa accedere a dati sensibili.
- Aggiornamenti di sicurezza: i dispositivi con jailbreak potrebbero non essere in grado di ricevere o installare aggiornamenti di sistema automatici, inclusi quelli per la sicurezza. Questo li rende più suscettibili a attacchi basati su vulnerabilità note.
- Stabilità e affidabilità: il jailbreak può influire sulla stabilità del dispositivo. App e modifiche non ufficiali possono causare crash del sistema, riduzione della durata della batteria e altri problemi di performance.
- Garanzia e supporto: effettuare il jailbreak su un dispositivo può invalidare la garanzia offerta dal produttore. In caso di problemi, potreste ritrovarvi senza supporto ufficiale.
In conclusione, jailbreak e rooting offrono indubbiamente grandi libertà d’azione sui telefonini al prezzo, però, di elevati rischi di sicurezza.
Per chi è interessato alla privacy delle proprie comunicazioni e alla protezione dei propri dati, si tratta di una pratica altamente sconsigliata.









